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Il Trattamento dell’acqua potabile ad uso domestico

Quante volte in un anno vi siete trovati al supermercato per scegliere l’acqua in bottiglia per casa. Liscia, gassata, effervescente naturale, qualunque sia stata la vostra scelta sicuramente avete pensato a quanto pesasse quella cassa e quanto fossero scomode le maniglie che dovrebbero aiutarci a trasportarle ma che spesso diventano talmente sottili da lasciare i segni sulle dita.

L’acqua è certamente un bene primario ed è indispensabile nella vita di tutti i giorni.

Qualche volta lo diamo per scontato, ma abbiamo a disposizione un’acqua che proviene dagli acquedotti delle nostre città che è spesso buona da bere e controllata costantemente con delle analisi che, poi, vengono pubblicate sui canali istituzionali in base delle normative vigenti.

Trattare l’acqua ad uso domestico, quindi, diventa un’efficace soluzione per utilizzare l’acqua dell’acquedotto senza doversi più preoccupare delle casse d’acqua al supermercato. Sono diverse le soluzioni che si possono adottare per trattare l’acqua ad uso domestico e dipendono dalla qualità dell’acqua e dalle sostanze che devono essere filtrate.

Il trattamento dell’acqua ad uso domestico può essere utile sia per l’acqua destinata al consumo umano sia per l’acqua che va a servire la caldaia. Infatti, nel caso in cui si abbia un’acqua particolarmente dura, quindi con una forte presenza di calcare, anche le caldaie che abbiamo nelle nostre abitazioni possono subire dei danni ed è necessario adottare degli accorgimenti specifici per preservarle.

Il trattamento acqua per la caldaia

Il trattamento dell’acqua è sempre più un argomento importante e discusso da un punto di vista normativo. L’Unione Europea, da sempre orientata a migliorare l’efficienza energetica delle nostre abitazioni, ha introdotto delle direttive importanti in merito alle soluzioni adottabili per migliorare la qualità dell’acqua. La UNI 8065 definisce, dunque, dei principi che sono stati successivamente recepiti dal Decreto Ministeriale del 26 giugno 2015 del Ministero dello Sviluppo Economico.

Nello specifico, il decreto ci dice che “in relazione alla qualità dell’acqua utilizzata negli impianti termici per la climatizzazione invernale, con o senza produzione di acqua calda sanitaria, fermo restando l’applicazione della norma tecnica UNI 8065, è sempre obbligatorio un trattamento di condizionamento chimico. Per impianti di potenza termica del focolare maggiore di 100 KW e in presenza di acqua di alimentazione con durezza totale maggiore di 15 gradi francesi, è obbligatorio un trattamento di addolcimento dell’acqua di impianto. Per quanto riguarda i precedenti trattamenti si fa riferimento alla norma tecnica UNI 8065”.

In base alla normativa vigente in merito al trattamento dell’acqua per gli impianti termici, dunque, è necessario prevedere un sistema di condizionamento chimico per la protezione dal calcare e da sedimenti.

La tabella che segue ci aiuta a capire meglio cosa dobbiamo prevedere per le nostre caldaie:

Quindi, quali sono effettivamente gli strumenti adatti a trattare l’acqua dei nostri impianti termici?

Certamente, possiamo partire da un sistema di dosaggio di polifosfati con degli appositi filtri che rilasciano nell’acqua proporzionalmente dei polifosfati. Questa tipologia di prodotti impedisce al calcare di incrostare la nostra caldaia migliorandone l’efficienza e la durata nel tempo.

Un altro prodotto efficace è il filtro defangatore da installare sotto la caldaia e un protettivo anti corrosivo che il tecnico può addizionare nel circuito del nostro impianto durante la manutenzione della caldaia.

Quando, però, abbiamo a che fare con durezze molto elevate, il consiglio è sempre quello di proteggere tutto l’impianto di casa, non solo quello termico. Pensate alla lavastoviglie e alla lavatrice oltre ai rubinetti dei nostri bagni e cucine. In questo caso la soluzione migliore è l’installazione di un sistema di addolcimento a monte dell’impianto in grado di proteggere tutta la rete domestica, sia quella dedicata alla caldaia che quella dedicata alle nostre normali utenze (bagno e cucina).

Il trattamento dell’acqua ad uso alimentare

In un ottica di avere sempre un’acqua buona da bere ed adatta al consumo umano, possiamo prendere in considerazione molte soluzioni. Il principio è sempre lo stesso: partire da delle analisi dettagliate della nostra acqua che, nel caso di acquedotti, può essere ricercata online, mentre, nel caso di pozzo è necessario affidarsi al laboratorio d’analisi qualificato.

Una volta conosciuta la qualità della nostra acqua possiamo capire come meglio trattarla per renderla adatta al consumo umano.

Se, di base, abbiamo un’acqua buona, senza particolari sostanze, possiamo affidarci ad un filtro a carbone attivo in grado di trattenere sedimenti e cloro e che può avere una capacità filtrante da 5 micorn a 0,1 micron.

Come dicevamo, nel caso avessimo un’acqua dura, la soluzione migliore è l’installazione di un addolcitore, un sistema in grado di trattenere il calcare e fornire un’acqua dolce all’utenza. Ma se abbiamo un’acqua particolarmente dura, l’addolcitore potrebbe erogare un’acqua dolce ma con una forte presenza di sodio. Cosa possiamo fare in questi casi?

Per abbassare il livello di sali minerali presenti nella nostra acqua, la soluzione è l’installazione di un sistema ad osmosi inversa, in genere sotto il lavello. L’osmosi inversa è quel processo che ci permette di abbattere la concentrazione di sali minerali e agenti inquinanti presenti nell’acqua. Bisogna sempre tenere presente, però, che l’acqua che andiamo a consumare deve necessariamente avere una concentrazione di sali minerali non superiore a 200 mg/l. È molto importante che l’osmosi inversa sia installata nel caso di effettiva necessità e regolata con un livello di sali minerali adeguati al consumo umano.

L’acqua ad uso alimentare che arriva nei nostri rubinetti, se opportunamente controllata e trattata, è sicuramente la soluzione migliore per risparmiare sull’acquisto di acqua e per salvaguardare l’ambiente.