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La minoranza PD perderà comunque vada il referendum costituzionale 2016?

Il referendum costituzionale 2016 si avvicina e nel PD lo scontro si fa sempre più aspro. Da una parte c’è Matteo Renzi, che con la riforma costituzionale da lui fortemente voluta si gioca probabilmente tutta la propria credibilità politica e la sopravvivenza stessa del governo.

Dall’altra c’è la minoranza del PD, la quale conferma di non essere in grado di assumere una posizione unitaria sul referendum costituzionale 2016, visto che Bersani e D’Alema si sono schierati per il “no”, mentre Gianni Cuperlo, che della minoranza è esponente di primo piano, continua a cercare un punto di incontro con il premier-segretario.

La minoranza del PD mostra debolezza

La minoranza del PD, la quale sembra avere una posizione diversa dalla stragrande maggioranza dei propri elettori, se è vero che poco meno dell’80% di chi solitamente vota PD voterà “si” al referendum costituzionale 2016, risulta assai debole, considerando che è divisa al suo interno tra chi fa campagna per un “no” come espressione di voto al referendum e chi invece cerca ancora il dialogo.

Alcuni importanti esponenti del PD che si sono schierati con Matteo Renzi, accusano D’Alema di essere mosso soltanto dal rancore personale e che la sua scelta di votare “no” al referendum costituzionale 2016 non sia dovuta ad una vera analisi della riforma costituzionale, ma soltanto al desiderio di vendetta nei confronti del premier, che prima lo ha “rottamato” e poi è quasi riuscito dove lui aveva fallito, ovvero cambiare l’impianto istituzionale del paese.

Bersani invece viene tacciato come portatore di una visione della politica che ha portato il PD a perdere appuntamenti elettorali in serie e di non aver mai realmente riconosciuto la forza di Renzi, data a quest’ultimo dalle primarie in cui ha conquistato la segreteria del partito. referendum costituzionale 2016 del 4 dicembre

E poi c’è Gianni Cuperlo, che uomini vicino a D’Alema descrivono come un esempio lampante di “vorrei ma non voglio”: secondo alcuni l’esponente PD vorrebbe cercare di trovare un accordo con Renzi in previsione di un incarico importante all’interno del partito o nel governo, anche se queste voci sono più volte state smentite e la storia personale di Cuperlo, che non ebbe remore a dimettersi dalla segreteria del PD per contrasti con il segretario-premier, parla senz’altro a suo favore.

Cuperlo decisivo per la tenuta o meno della minoranza “dem”?

E proprio Cuperlo potrebbe risultare decisivo per la disintegrazione della minoranza “dem” sull’argomento referendum costituzionale 2016.

Secondo alcune voci l’accordo con Renzi sulle modifiche all’Italicum, conditio sine qua non che lo stesso Cuperlo (e in passato anche Bersani) ha sempre dichiarato imprescindibile per un suo voto favorevole alla riforma costituzionale, potrebbe ormai essere cosa fatta e la conferma che lo stesso Cuperlo ha dato del suo voto negativo al referendum, in occasione della manifestazione del PD a Roma, sarebbe stata una semplice mossa tattica.

Cuperlo e parte della minoranza del PD aspetta che Renzi presenti in Parlamento le proposte di modifica all’Italicum: se questa proposta dovesse arrivare ecco che specialmente Bersani sarebbe con le spalle al muro, secondo molti analisti politici: l’ex segretario del PD ha infatti sempre affermato che il suo “no” al referendum costituzionale 2016 che si terrà il 4 dicembre è dovuto alla sua contrarietà all’Italicum così come è strutturato in questo momento.

Comunque vada, la minoranza PD avrà perso?

La sensazione di molti analisti è che se Renzi dovesse vincere la battaglia del referendum costituzionale 2016, Bersani e D’Alema saranno definitivamente tagliati fuori da quella che è la vita del PD, con Cuperlo che potendo contare sulla stima di Renzi potrebbe ritagliarsi un suo spazio all’interno del partito, senza però riuscire ad incidere più di tanto.

Ma secondo molti, anche una vittoria del “no” non porterebbe benefici alla minoranza del PD, la quale alla fine porterebbe a casa come unico risultato quello di aver inferto un colpo alla leadership di Renzi nel partito, ma non il controllo dello stesso.